È la prima volta che, nel corso della mia vita, mi sento davvero rappresentato da un'Istituzione. Ieri, 5 febbraio 2009, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha rifiutato di firmare un decreto legge, che il Governo stava per varare per interrompere le operazioni che avrebbero portato la Sig.ra Eluana Englaro alla morte, come da lei auspicato, secondo quanto accertato dalla Magistratura.

Per la prima volta ho sentito che una decisione veniva presa sulla base delle regole stabilite dalla nostra Costituzione, la cui salvaguardia è affidata dalla stessa al Capo dello Stato, e non attraverso l'imposizione da parte di un qualsivoglia gruppo di potere non democratico, sia esso religioso, economico o di altra natura. Per questa ragione desidero sinceramente ringraziare il nostro Presidente, per aver dato una speranza ai miei figli, di poter crescere e vivere in un Paese libero e democratico.

Quello che più mi stupisce in questa vicenda è la sfrontatezza di coloro che dicono di agire in nome della sacralità della vita, e allo stesso tempo plaudono ai massacri di civili perpetrati dai Governi considerati amici, o all'uso delle armi nei confronti degli immigrati clandestini. Sia chiaro, non ho alcuna intenzione di censurare la libertà di costoro di affermare il diritto alla difesa o alla rappresaglia (che in alcuni casi potrei perfino condividere), ma di rendere palese l'assoluta incoerenza delle posizioni sostenute.

Se la Si.ra Englaro dovesse soffrire per giungere alla morte, la colpa sarebbe unicamente di coloro che si oppongono a che ognuno sia libero di scegliere come e quando porre fine alla propria vita. Una legge in materia consentirebbe a chiunque lo desideri di scegliere liberamente se vivere o meno in determinate condizioni, senza imposizioni per nessuno. E del resto non si comprende come questo diritto possa essere diverso per chi, nel pieno possesso delle sue facoltà possa gettarsi da un ponte o per chi, al contrario, è costretto all'immobilità.

Come tutti i padri sono pronto a dare la vita per la salute dei miei figli, ma proprio per questo sono certo che occorra un amore infinitamente maggiore per prendere una decisione così grave. Togliere la vita a un figlio, in queste condizioni, richiede molto più coraggio che toglierla a se stessi per la loro salvezza. L'amore del padre di Eluana Englaro per sua figlia vale molto di più della finta pietà di coloro che venerano un corpo anziché la persona che lo abitava. Coraggio, Sig. Englaro.