ASSASSINIO

di Max Zedart

L'ANTEFATTO

Il tempo e il luogo

Meta` settembre in una soleggiata isola del mediterraneo, sul sentiero che conduce dal porto al vecchio faro.

I personaggi

Marco: personalita` dalle mille sfaccettature, alla ricerca di un misterioso apparato cabalistico-tecnologico.
Gianna: combattente eccellente, in grado di raggiungere un elevatissimo grado di integrazione fra mente e corpo. Dotata di percezioni extrasensoriali.
Valerio: vecchio lupo di mare. Skipper di uno yole d'epoca.
L'assassino: professionista di alto livello, legato ad una Societa` Esoterica con ramificazioni internazionali.

L'EVENTO

Gianna e Marco percorrevano il sentiero scosceso, a sinistra il dirupo, a destra il fianco della collina. Grandi massi di pietra vulcanica erano sparsi dappertutto; la vegetazione era costituita da agavi, piante grasse e cespugli di macchia mediterranea. Dal ciglio del precipizio, la vista spaziava sul mare fino all'orizzonte. Il sole stava tramontando, la luce crepuscolare falsava contorni e prospettive. Ovunque si guardasse, non si scorgeva anima viva.
Li aveva condotti fin li` uno dei fantomatici messaggi di Valerio: "Senza l'Attuatore la Pietra e` inutile. Venite al molo del vecchio faro prima che faccia buio. Ciao. V.". La proposta non sembrava affatto allettante. Il posto era a tre quarti d'ora di cammino dal porto e, sebbene di giorno fosse assai suggestivo, con l'oscurita` assumeva un aspetto sinistro. Gianna propose di non farne nulla e di contattare Valerio il giorno dopo. Al contrario, irragionevolmente, Marco decise di procedere secondo le istruzioni. E cosi` si apprestavano a fare.
L'assassino era in agguato piu` avanti, appostato dietro una roccia, sul lato a monte del sentiero. Indossava la tenuta da combattimento dei Neofiti, completamente nera e provvista di protesi sensoriali. In mano stringeva una pistola H & K SOF calibro 45 ACP, munita di silenziatore. Dal punto ove era nascosto, il sentiero distava circa nove metri. Inoltre, poteva osservare la pista tortuosa per una trentina di metri nella direzione da dove sarebbero apparse le sue vittime. Il riparo ben scelto, le vesti scure e le ombre della sera gli garantivano la virtuale invisibilita`. La linea di tiro era sgombra da ostacoli. Tutto faceva supporre che la questione si sarebbe risolta attraverso dinamiche elementari. Due colpi per ciascun bersaglio, il colpo di grazia ed infine i corpi gettati in mare, oltre lo strapiombo.
Facile. Troppo facile. Un professionista di alto livello, qual'era l'uomo in attesa, conosceva fin troppo bene lo strano dispiegarsi degli eventi casuali, i quali hanno la tendenza a scompaginare le trame piu` elementari; proprio quelle che la logica ci assicurerebbe essere al riparo da ogni imprevisto. Tuttavia, la razionalita` imponeva che venisse sfruttata ogni possibilita`, non essendo ragionevole rendersi la vita difficile nell'illusione di evitare i colpi della sfortuna. L'esecutore attendeva, la mente sgombra da pensieri angosciosi, gli spettri del fallimento diligentemente esorcizzati. Dopo tutto, era un combattente che aveva partecipato a decine di missioni speciali ed era sempre stato all'altezza del proprio compito. Di certo, non avrebbe avuto problemi ad operare in un contesto tattico cosi` ben definito.
La coppia fece la sua comparsa lungo il viottolo. Gianna camminava davanti, contemplando il mare su cui filava veloce un motoscafo d'altura. Marco la seguiva a due passi di distanza, immerso in riflessioni filosofiche. La bellezza del paesaggio rasserenava l'animo ed evocava immagini mitologiche: satiri e sileni nell'atto di abbracciare ninfe riottose. L'uomo vestito di nero stimo` la distanza: circa quindici metri. Pochi, per un tiratore della sua abilita`. Tuttavia, se avesse aspettato una manciata di secondi, sarebbero giunti a meno di dieci metri. Il che avrebbe comportato un vantaggio oggettivo. Aspetto`.
Gianna percepi` con il terzo occhio il subitaneo schiudersi di un grande fiore violetto. La mente tradusse istantaneamente: estremo pericolo. Urlo` disperatamente: - Ptah! - mentre si lanciava dietro uno spuntone di roccia sul ciglio della scarpata. Marco si mosse all'unisono, riponendo assoluta fiducia nelle doti della compagna. Con un salto ben controllato, atterro` fra i cespugli.
Nell'istante in cui tutto cio` avvenne, il professionista seppe di aver commesso il primo errore irreparabile della propria carriera. Si era preparato ad aprire il fuoco dopo aver preso minuziosamente la mira. Viceversa, fu costretto a tirare di stoccata, inseguendo bersagli in rapido occultamento. Non riusci` a mutare il proprio atteggiamento mentale con la fulmineita` indispensabile. Di conseguenza, sbaglio`. Balzo` in piedi e, con le dita contratte in un impeto d'ira, lascio` partire velocemente cinque colpi. Le pallottole sfiorarono pericolosamente la testa di Gianna e si persero in direzione del mare.
Marco estrasse la Coguar calibro 9 parabellum e sparo` tre volte verso l'assassino. Il primo proiettile, espansivo, fu fermato dal giubbotto di kevlar. Il secondo, perforante, lo attraverso`, lacerando il polmone sinistro. Il terzo, espansivo, penetro` sopra l'occhio destro e fece esplodere la scatola cranica. Gianna lascio` partire un solo colpo: la pallottola di piombo morbido della sua Centennial calibro 38 special penetro` nel collo dell'avversario, spezzandogli la spina dorsale.
L'uomo che indossava la divisa nera del Neofita mori` istantaneamente, senza aver avuto il tempo di imprecare alla cattiva sorte. Senza rimpianti per la vita che si sarebbe potuto godere se fosse stato meno perfezionista. Mori` e fu tutto.
Marco getto` il cadavere in mare, dopo averlo perquisito. In una tasca della tuta trovo` un complesso apparato, protetto in un contenitore d'acciaio delle dimensioni di una macchina fotografica da 35 mm.

A seguire...

copyright:1995 Em Zed


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