13 novembre 2008: alcuni avvenimenti di questa prima parte del mese di novembre (soprattuto l'elezione di Obama, che ha una certa rilevanza per i temi su cui si concentra questa pagina web) mi motivano ad aggiornare la pagina web creata nelle ore immediatamente successive ai "disordini" del 29 ottobre a Piazza Navona (la versione del 29 ottobre, piu' agile, e' ancora disponibile qui).

 la motivazione per la preparazione di questa pagina web viene soprattutto da  una mia preoccupazione per la possibilita' di strumentalizzazioni e manipolazioni della mobilitazione studentesca in corso, che vorrei contribuire a contrastare. Alcuni politici del centrosinistra hanno gia' provato a proporre delle analogie con i fatti del 1968 che sono palesemente prive di ogni base logico-analitica. Alcuni politici del centrodestra hanno parlato della possibilita' di far intervenire le forze dell'ordine contro gli studentied in questo modo anch'essi di fatto (oltre a dare prova di imperizia)  propongono una interpretazione a la 1968.Una mobilitazione che si basa in maniera cosi' significativa su manifestazioni quali le "lezioni in piazza", le "magie scientifiche a Villa Borghese" (vedi foto piu' in basso), e l'intrattenimento di famiglie con bimbi piccoli ospiti degli studenti universitari alla domenica mattina, avrebbe meritato una classe politica migliore di quella che abbiamo.

 

 Se si vuole per forza trovare una mobilitazione a cui quella in corso potrebbe rassomigliare (e che possa prendere a modello)  mi sembra che l'unica che si possa considerare in tal senso e' la mobilitazione della piazza Tiananem del 1989. Una mobilitazione e' un aspetto della relazione tra i cittadini e chi li governa ed e'  quindi in qualche senso un fenomeno "relativistico", in quanto concerne la percezione della negativita' delle azioni del governo  rispetto alla prospettiva dei cittadini che manifestano. In una dittatura maoista i cittadini possono mobilitarsi chiedendo semplicemente il rispetto di pochi diritti basilari proprio nello stesso senso e con lo stesso spirito (per come visto da una prospettiva relazionale)  che anima i cittadini di un sistema democratico di grande tradizione scientifica e culturale che manifestano per tutelare le loro aspettative (in questo caso comprensibilmente elevate) di "attenzione" alla scienza ed alla cultura.

 

 Oltre ad essere un tentativo di interpretazione della straordinaria mobilitazione in corso, questa mia analogia con la piazza Tianamen del 1989 vuole anche essere fonte di incoraggiamento per gli studenti a cui capitera' di inciampare in questa pagina web a tener fede ai principi della nonviolenza sempre e comunque, anche al cospetto di provocazioni o sabotaggi. Questo e' l'unico modo per mantenere la coerenza con i nobili fini che i manifestanti perseguono.

 

 

 

 

 

 


YES WE CAN: EFFICACIA STRATEGICA DELLA NONVIOLENZA

Tra persone "giuste", che si confrontano con una ingiusta imposizione, nella discussione delle possibili strategie di "reazione" la nonviolenza e' spesso preferita "idealmente" da tutti, ma alcuni finiscono con il rinunciare alla nonviolenza per un ragionamento che e' del tipo  "il fine giustifica i mezzi". Il ragionamento spesso si basa sull'idea che per i nobili fini che si intendono perseguire e' necessario "assicurarsi la vittoria a qualsiasi costo". Non sono io il primo ad osservare che il fine non giustifica mai i mezzi. E credo che la storia mostri chiaramente che nessun nobile fine e' stato raggiunto con mezzi non nobili o quanto meno consoni. L'elezione di Obama a presidente degli USA avvenuta proprio in questi giorni in cui ci sono tanti giovani italiani che manifestano per le strade spero che possa rappresentare un fortissimo incoraggiamento a mantenere assoluta fedelta' ai principi della nonviolenza, anche nei casi in cui (a causa di eventuali provocazioni o sabotaggi) mantenere fede a quei principi richiede particolare disciplina strategica. In soli 40 anni la causa giusta di Martin Luther King ha ottenuto successi (senz'atro parziali ma oggettivi e significativi) che mostrano in maniera indiscutibile come la  strada della nonviolenza adottata da King, oltre ad essere moralmente nobilissima, sia stata molto efficace dal punto di vista strategico.

Immagino che per chi e' ancora giovanissimo 40 anni non generino una caratterizzazione istintiva di "tempi  brevi", ma per simili cambiamenti lo sono senz'altro. Ed in questa ottica posso provare a suggerire che una risorsa importante per creare le condizioni di cambiamenti duraturi sono proprio i giovani manifestanti nonviolenti.  La mia "teoria"  e' che i cambiamenti piu' durevoli si hanno quando diventano "adulti" (forse qui inteso come "vecchi") i giovani che manifestando hanno preso piena coscienza di alcuni temi, che poi li caratterizzeranno per tutta la vita. Alcuni dei manifestanti di oggi saranno tra un po' di anni ministri,  professori ordinari, dirigenti e genitori. Ma e' necessario che in questo momento in cui sentono una passione che li porta a manifestare ci sia una conscia assunzione di responsabilita' personale per il futuro. Anche questa sarebbe una differenziazione rispetto ai fatti del 1968: il 68, pur essendo stato caratterizzato anche da alcune degenerazioni, ha portato ad alcune conquiste positive, ma ne ritengo un terribile fallimento proprio il fatto che non pochi dei giovani che si battevano per cause condivisibili in quei giorni sono ora adulti ("vecchi") asserviti completamente a logiche che sono palesemente contrarie a quelle cause. Quello a cui sto pensando sarebbe ispirato al tipo di assunzione di responsabilita' per il futuro che fu sperimentato in una specie di strana assemblea a Castel dell'Ovo  a cui parteciparono, dopo una classica  fase di alcuni giorni di "mobilitazione", moltissimi studenti napoletani nel lontano 1984. Era stato recentemente  "ucciso accidentalmente dalla camorra" uno studente dell'8o Liceo Scientifico (il mio liceo, nel quale ero rappresentante eletto degli studenti) ed in quella strana assemblea-convegno, oltre a sorbirci le solite banalita' dette da personalita' in giacca e cravatta, prendemmo tutti un impegno solenne di non tolleranza della camorra e del sistema clientelare. 40 anni non sono ancora passati. La camorra c'e' ancora. Ma so per certo (per i contatti che ancora ho con alcuni che "partecipavano" in quei giorni) che per molti quell'impegno e' ancora vivo, anche se magari  vissuto "da vecchi", senza piu' la forza di urlare, ma facendo piccole scelte quotidiane di silenziosa "non collaborazione" con il sistema clientelare e la camorra.


I FATTI NEI "NUMERI SIGNIFICATIVI"

Un'altra analogia forte con la mobilitazione Tiananmen1989 la vedo nella necessita' per i manifestanti di rendere palesi le distorsioni della realta' dei fatti messe in atto dalla propaganda di governo che controlla una percentuale elevatissima dei mezzi di informazione.  Il fatto che questa mobilitazione coinvolga anche scienziati e studenti di materie scientifiche dovrebbe rappresentare una importante risorsa da questo punto di vista. La contrapposizione tra scienza e propaganda e' cominciata con il primo scienziato (Galileo vs Urbano VIII) e si e' sempre ripresentata ad ogni opportunita' che lo richiedesse (Einstein vs Hitler, Bronstein e Landau vs Stalin....e piazza Tiananmen nel 1989 comprendeva una elevata componente di scienziati ed in particolare di fisici). Ed e' facile capire i motivi per questa dinamica: una capacita' significativa per lo scienziato e' quella di stabilire come stanno davvero le cose quando le informazioni sono almeno in parte inaffidabili (come quando le informazioni sperimentali potenzialmente rilevanti per l'analisi sono numerose ma nessuna immune da preoccupazioni per il controllo degli errori sistematici). Nello specifico degli tagli alla istruzione ed alla ricerca la classe politica non potra' contestare l'affidabilita' dei dati OCSE ma potra' scegliere semplicemente di ignorarli e citare invece altri dati per niente rilevanti ma che si prestino ad operazioni propagandistiche. Ho quindi adottato come codice comportamentale quello di chiudere tutte le mie conferenze (soprattutto quelle divulgative, come quella che ho dato recentemente al Festival dell Scienza di Genova) ricordando al pubblico almeno uno o due numeri indiscutibili e di facile comprensione. Un esempio:

     l'Italia investe nella ricerca circa l'1.1% del PIL, MENO DI TUTTI  GLI ALTRI PAESI AVANZATI DELL'OCSE

  (in particolare molto meno di USA, Canada, Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna che potrebbero essere i nostri riferimenti)

Questo del livello di investimento nella ricerca e'' una chiara VERGOGNA nazionale. Il governo sembra proporre la tesi che questa vergogna sia "piu' sopportabile" alla luce del fatto che ci sono degli sprechi e degli abusi, ma questa e' una tesi senza senso, completamente senza senso!! Un uso corretto della logica impone di ritenere che la classe politica italiana si deve far carico di due gravi torti fatti ai tanti scienziati italiani che lavorano seriamente: (1) la sua ottusita' nel non riconoscere le ragioni di un migliore finanziamento della ricerca e (2) la sua incapacita' (o mancanza di  volonta') di individuare coloro che commettono gli sprechi e gli abusi, mettendoli quindi in condizione di non nuocere piu' alla scienza italiana.  Almeno gli abusi piu' gravi si individuano facilmente ed e' altrettanto facile distinguere tra dipartimenti/facolta' dove qualcuno di questi gravi abusi viene commesso  e quelli dove non ce ne sono.


DA "INDIGNAZIONE" A "CRITICHE NEL MERITO"

La fase iniziale dell'azione di governo per quanto concerne istruzione pubblica e ricerca si basava su una NONLOGICA secondo la quale la presenza di sprechi ed abusi "giustificava"(?????) l'adozione di drastiche riduzioni di finanziamento. E' evidente che quelle riduzioni colpirebbero solo coloro che abusi e sprechi non ne commettono (le vittime principali sarebbero giovani precari della ricerca che danno tanto lavoro, tanta passione e tanta qualita' alla scienza italiana). Al cospetto di una tale NONLOGICA l'unica reazione decente e' quella della INDIGNAZIONE.

Ora pero', con un decreto legge emanato la settimana scorsa, il governo mi pare aver imboccato un cambio di rotta che puo' meritare una riflessione. Si tratta senz'altro di una operazione di piccola entita', rispetto a quello di cui l'istruzione pubblica e la ricerca avrebbero bisogno, ma ottimisticamente si potrebbe vedere come un primo piccolissimo passo in una direzione che finalmente ha un filo logico: i piccoli passi fatti dal governo con il recente decreto vanno nella direzione di attenuare gli effetti dei tagli e di far modo che questi tagli pesino un po' piu' su chi commette sprechi ed abusi ed un po' meno sui giovani che lavorano con tanta passione e per pochi soldi (e senza alcuna certezza per il futuro) allo sviluppo della scienza e della cultura della nazione.

Mi azzardo (consapevole di non avere su queste materie "politiche" alcuna autorevolezza e nemmeno una seria preparazione ) ad ipotizzare che a questo punto si potrebbe (e forse si dovrebbe) puntare ad una fase ancor piu' "propositiva" e un po' meno "indignata" di mobilitazione della comunita' scientifica. Che sia chiaro ai nostri concittadini che una vera lotta a sprechi ed abusi nella ricerca e nella istruzione pubblica e' nell'interesse di tutti (tranne coloro che questi abusi e sprechi li mettono in atto). E si potrebbe forse entrare ancor piu' nel dettaglio nell'analisi dei finanziamenti, per chiarire in quale senso molti indicatori oggettivi portano a ritenere necessari AUMENTI del finanziamento a ricerca ed istruzione pubblica (quindi l'intenzione, emersa di recente, di "attenuare i tagli" e' ben poca cosa rispetto al tipo di azione che pare necessaria). E poi c'e' la questione "Universita' come fondazioni private" che merita un capitolo a parte: personalmente ritengo meritevole l'intento di cercare dei modi per rendere piu' efficaci e produttive le relazioni tra Universita (pubblica!), ricerca e "privato" ma nelle nazioni dove ho visto questo obiettivo realizzarsi piu' efficacemente lo schema di relazioni non rassomiglia in nessun modo al modello che il governo sembra voler adottare. E poi su questo specifico punto le mie personali considerazioni vanno al di la' delle valutazioni "tecniche" legate alla mia qualifica professionale: se l'unico parametro rilevante fosse quello della "efficienza" del "sistema istruzione" e' chiaro che questo obiettivo sarebbe perseguibile sia adottando in un certo modo (fortemente e saggiamente regolamentato) una impostazione basata sul "privato" sia adottando in un certo modo (molto vigile) una impostazione basata sul "pubblico". Ma come tanti cittadini italiani ritengo che ci sia un "valore aggiunto" nel perseguire l'obiettivo di una efficiente ed eccellente istruzione PUBBLICA e che questo obiettivo caratterizzi in maniera estremamente positiva la nostra nazione, meritando quindi investimenti adeguati accompagnati da decise azioni di governo che contrastino sprechi ed abusi.

Sento la necessita' di precisare anche che, pur apprezzando il contenuto quanto meno simbolico del recente cambio di rotta del governo, vedo comunque almeno un punto sul quale non posso che esprimere ancora INDIGNAZIONE: ritengo che sia molto grave per dei politici ricorrere a manipolazioni delle informazioni a cui hanno accesso con il solo scopo di agevolare le loro azioni politiche, senza nemmeno un qualche riguardo per i casi in cui questo tipo di condotta nuoce all'orgoglio dei cittadini. Un esempio classico di manipolazione delle informazioni e' quello in cui vengono pubblicizzati alcuni fatti "convenienti" mentre viene mantenuto il silenzio su altri fatti "sconvenienti". I nostri concittadini si sono sentiti dire fino alla nausea che non c'e' nessuna Universita' italiana tra le prime 100 al mondo. Questo sara' pur vero (immagino) e se e' vero e' senz'altro necessario che i cittadini ne siano informati. Ma e' poi vergognoso tacere sugli oggettivi indicatori di eccellenza culturale e scientifica che l'Italia (pur con i sottofinanziamenti, gli sprechi, gli abusi) riesce ad esprimere ed un esempio chiarissimo di questo tipo di operazioni vergognose e' quello del silenzio riservato ai dati sulla eccellenza di alcuni dipartimenti di discipline scientifiche. Limitandomi a commentare il caso della fisica, che ovviamente comprendo meglio, ritengo doveroso segnalare che, come verificabile su questa pagina web, ci sono 4 dipartimenti di fisica italiani tra i primi 20 dipartimenti di fisica migliori d'Europa. Quindi un quinto di questi 20 "dipartimenti di fisica eccellenti" che ha l'Europa sono italiani (una percentuale sproporzionata alla nostra popolazione, come percentuale della popolazione europea, e soprattutto sproporzionata agli investimenti che l'Italia fa nella ricerca) e questo e' un fatto che tutti dovrebbero voler dire ai nostri concittadini, bisognosi come sono di notizie che li rendano un po' piu' orgogliosi.


CHIARIMENTO 1: SULLE DICHIARAZIONI ALLA STAMPA

Oltre alla voglia di contribuire l'analogia con la mobilitazione di piazza Tiananmen la motivazione per creare questa pagina web e' venuta anche dalla necessita' che sentivo di avere uno spazio nel quale poter offrire una serie di chiarimenti sui miei reali punti di vista, che talvolta, nella improvvisazione che caratterizza molti aspetti di questa mobilitazione, sono emersi in maniera non chiara. In particolare, la stampa che segue questi eventi spesso non e' preparata al linguaggio/gergo di un professionista della scienza (immagino siano ottimi giornalisti della "cronaca", ma hanno poca familiarita' con termini come "citazioni", "postdoc"....). Il risultato e' che semplicemente non mi riconosco (almeno non esattamente) nei contenuti di gran parte delle interviste che mi vengono attribuite.

 Mi riconosco pienamente nelle parole a me attribuite in questo articolo apparso su Repubblica.it  ed ovviamente nelle mie affermazioni  fedelmente  registrate dal TG3 in questo servizio basato su una mia lezione a piazza Montecitorio. Ma proprio non mi riconosco nei contenuti di alcune "mie" interviste. Ad esempio secondo una di queste "mie" interviste avrei scelto di studiare per il dottorato negli USA "perche' non pensavo di poter vincere un concorso per il dottorato in Italia", ma questo non ha nessun punto di contatto con i fatti e tra l'altro svuota di contenuti quella mia scelta: un concorso per il dottorato in Italia credo proprio che l'avrei  vinto, se c'avessi provato, perche' mi ero molto distinto nei miei studi alla Universita' di Napoli e mi ero guadagnato la stima sia del relatore della mia tesi di laurea che di molti altri professori, ma tenendo conto di alcune mie peculiarita' (tra cui una certa insofferenza verso le gerarchie) pensai che fosse saggio evitare di incanalarmi verso il precariato della ricerca italiano sia perche' i governi in Italia non hanno mai avuto alcuna considerazione di questi precari (salari bassi...nessun diritto...)  sia perche' in Italia si instaura spesso una sudditanza/dipendenza molto forte tra precari e capi del gruppo di ricerca (per motivi legati ad alcuni aspetti,  terribilmente  "all'antica", del "costume" del nostro paese che sono facilmente riconoscibili anche fuori dal mondo accademico).


CHIARIMENTO 2: SULL'ORGOGLIO PER LA NOSTRA SCIENZA

Dal contenuto dei miei piccoli contributi alla mobilitazione in atto (in particolare la lezione data  a Piazza Montecitorio)  traspare sicuramente il mio grande orgoglio per la lunghissima e gloriosissima tradizione della scienza italiana ed in particolare della fisica italiana. Con "i tempi che corrono" mi sembra appropriato sottolineare esplicitamente che ovviamente ritengo che questo talento italiano per la scienza sia alimentato dalla tradizione culturale e dai costumi del nostro paese e senz'altro non attribuibile ad una qualche "genetica predisposizione" dell'italiano alla scienza. Ad esempio a me piace talvolta divertire i miei interlocutori avanzando la tesi che paradossalmente il fatto che il nostro paese ha spesso avuto alcuni tra i governanti peggiori del mondo (ci sono state straordinarie eccezioni....ma qui penso alle occupazioni straniere....la dittatura..... re italiani che scappano a gambe levate proprio quando il popolo ne ha bisogno) ci lascia in eredita' una certa irriverenza verso lo "status quo" che risulta essere una grande risorsa  per il passo piu' difficile che una grande scoperta richiede, che e' quello di analizzare un dato problema scientifico da un punto di vista  completamente originale,  diverso dal punto di vista che la comunita' scientifica contemporanea sta adottando (di solito come un grande gregge) per quello stesso problema. Se questa mia creativa giustificazione del talento scientifico degli italiani e' corretta i governi recenti in realta' stanno facendo in modo che la tradizione continui (alimentando la sfiducia italiana verso le istituzioni e l'establishment), ma alcuni orientamenti del governo per quanto concerne la scolarizzazione di bambini figli di immigrati rischiano di essere (oltre che immorali) molto costosi per la capacita' dell'Italia di mantenere in futuro una forte influenza scientifica. Questi bimbi "nuovi italiani",  se opportunamente INTEGRATI e fatti partecipi della tradizione culturale (magari in maniera da includere anche Dante e Galileo oltre ai re che scappano) daranno sicuramente un grande contributo al futuro della scienza italiana.